Breviario (super)laico

Vincent van Gogh, Notte stellata sul Rodano, 1888, Paris, Musée d’Orsay.

Alcuni cercano luoghi solitari, dimore fra i campi, sulle rive del mare, sui monti; anche tu eri solito desiderare vivamente queste cose. Ma tutto ciò è stoltezza vera e propria, in quanto è possibile ritirarsi in se stesso in ogni istante, quando si desidera. Oh! in nessun luogo più che nell’anima sua con maggior tranquillità, con più facilità, un uomo può ritirarsi; soprattutto poi chi abbia dentro così pregiate cose che solo uno sguardo ivi rivolto dona la pace del cuore. E con questa pace voglio intendere disposizione d’ordine perfetto. […] Da oggi in poi dunque devi ricordare che c’è un piccolo podere, una piccola villa di campagna, pronto rifugio al tuo dolore; podere e villa che hanno un nome: “interiorità tua”.


Marco Aurelio, Ricordi, IV.

In questo periodo dell’anno, nel pieno della stagione estiva, sentiamo spesso voci di persone contente oppure scontente della propria vita che cercano comunque di evadere dalla banalità, ovvero di sottrarsi alla monotonia e di svincolarsi dalla più o meno grande fatica lavorativa e di conduzione della vita stessa. Il tutto è guidato dal nobile quanto generico intento di “ritrovare se stessi” andando in vacanza in una villa di campagna, in un appartamento situato in un paesino di montagna o in una città sul mare.

A dire il vero, alla fine di un’estate constatiamo spesso con amarezza che, in sostanza, abbiamo finito col ritrovare ben altro: figli, nipoti, parenti, amici e nemici. Le fatture cambiano indirizzo, le abitudini di shopping pure, così come i pagamenti con bancomat in hotels o in negozi di vario genere. I sentimenti possono essere pure contrastati: nuovi e vecchi amori ricompaiono, indecisioni legate a nuove o vecchie persone incontrate (per caso?) da qualche parte contribuiscono a rendere indecisa una storia che viviamo da tempo. Si palesa addirittura il rischio di cadere vittime di routines diverse, specificamente estive, prima del ritorno alla quotidianità ordinaria con tanto di possibile depressione post vacanza. Per dirla breve, una tale forma di ritrovamento di sé può facilmente concretizzarsi in uno smarrimento, in una perdita di senso, in una permanenza nell’effimero e viceversa in un viaggio circolare nel vuoto.

Il pensiero di questo mese proviene dall’imperatore e filosofo Marco Aurelio (121-180 d.C.), un uomo di potere e un’illustre figura intellettuale dell’Antichità. A dire il vero, un uomo di potere, per così dire, “speciale”, poiché ben diverso dai tanti contemporanei inesperti e assetati di potere, usciti da partiti politici (e movimenti inclusi!) somiglianti a delle vere e proprie compagnie di ventura di brancaleoniana memoria. Un sovrano desideroso di rinunciare al governo pur di seguire il sentiero che conduce alla Sapienza (si pensi allo sguardo rivolto “altrove” dei busti di età imperiale che lo raffigurano). Esponente, con i filosofi Seneca ed Epitteto, della corrente dello stoicismo “tardo” o “romano”, affermatasi tra il I e il II secolo d.C., Marco Aurelio è un cantore dei temi dell’interiorità e dell’introspezione, oltre che un convinto assertore del fatto che l’intera realtà cosmica e sociale non possieda alcun significato indipendentemente dall’essere umano. È quanto si evince dalla lettura della sua opera Colloqui con se stesso, oggi nota anche sotto il titolo di Ricordi, dalla quale abbiamo tratto questo pensiero e nella quale, soffermandosi proprio sulla questione dell’interiorità, egli perviene a far passare in secondo piano l’interesse per la realtà esterna. Quest’ultima gli appare come neutra, in sé né buona né cattiva, priva di un significato proprio, un fiume perenne in cui tutto si trasforma e nulla rimane immobile (cf. IX, 28), diversamente dall’interiorità dell’uomo che contiene la fonte del bene e della stabilità (cf. VII, 59). Nella sua ottica, è centrale l’indagine che la donna e l’uomo conducono circa la propria interiorità, lanciandosi nella comprensione della forza ordinatrice che è la ragione. Di certo, Marco Aurelio non nega l’importanza della ricerca di condizioni di vita tranquille e di pace, nelle quali si possano trovare riposo e nuove energie tanto fisiche che psichiche. Tuttavia, egli sposta l’accento sulla ricerca dell’interiorità, senza la quale ogni altra ricerca umana è debole ed inefficace. Con l’esortazione a ritirarsi nella propria interiorità, egli sottolinea dunque come l’unico vero topos nel quale scoprire l’ordine razionale del reale, nel quale trovare la vera pace e la giusta tranquillità, sia rappresentato dall’anima umana, la quale è parte integrante di questo stesso ordine razionale. Per chi di noi è già partito in vacanza, e ancora per chi si appresta a partire (al mare, in campagna o in montagna poco importa), risuona con tutta la sua profondità, al di là del solo apparente paradosso, lo stoico e aureliano invito dell’oikéiosis, al “ritorno a casa”, nel senso del ritrovarsi prima di tutto nel proprio intimo per cercare rifugio ai dolori, alle sofferenze che ci colpiscono, per essere liberi e guardare la realtà dell’esistenza, problematica e meravigliosa al contempo, per quella che effettivamente è. Buone vacanze!

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