Smartphone: “breve” guida agli acquisti – parte 2: l’ascesa di Android

Nel frattempo, nel paese dei balocchi, nasce Android, un progetto che in un mondo normale sarebbe morto alla nascita. L’idea di Android è quella di sviluppare un motore grafico in Java affinché tutte le applicazioni possano essere eseguite indistintamente su diversi sistemi operativi. Chi, però, è un poco esperto sa benissimo che la cross compatibilità tra sistemi è una pura utopia che costringerebbe i poveri sviluppatori a trascorrere il loro tempo a sistemare rogne. Infatti nessuno rimane affascinato dall’idea: Rubin, Miner e compagni cercano di vendere Android ai grandi colossi come Nokia, Samsung e Motorola, ma ricevono un secco “sì… sì… bella idea… ci penseremo, arrivederci e grazie!” con annesso indicazioni della porta d’uscita. Ma l’ostentazione paga e il balordo, alla fine, lo si trova.

Google in quel periodo non sa ancora cosa fare da grande finché dei venditori di aspirapolvere bussano alla porta offrendo Android. Google ci casca e compra l’idea; comprende subito dopo che per realizzare un sistema operativo che passa la maggior parte delle energie ad eseguire Java (che nel frattempo diventa Dalvik per un problema di licenza) ha bisogno di hardware molto più performante. Il primo Nexus e primo grande flop richiedeva due core, non certo per migliorare le proprie performance, ma per eseguire la complessa infrastruttura di Android. Nonostante ciò, Google persiste e la fortuna aiuta gli audaci.

Android viene subito adottato dagli impazienti della telefonia che ambiscono a realizzare prodotti in poco tempo a discapito della qualità. Così che il mercato viene inondato da tantissimi telefonini soprattutto dall’Asia, per i clienti meno esigenti. Samsung, Huawei, Xiaomi costruiscono così il loro impero economico.

Proprio in quel periodo, infatti, Nokia era lì che, dopo estenuanti tentativi, finalmente riesce a suicidarsi vendendo la propria anima a Microsoft. Nel giro di un anno i finlandesi perdono praticamente tutto il loro mercato lasciando scoperto quasi la metà del fabbisogno. Google inciampa nell’oro e non deve fare altro che raccogliere.

Google si ritrova, così, ad essere proprietario del sistema operativo per smartphone più utilizzato al mondo, raggiungendo una potenza tale da imporsi con atteggiamenti mafiosi su aziende che vogliono fare uso di Android. A queste viene vietato di vendere dispositivi con funzionalità di telefonia (quindi anche smartwatch) con sistemi operativi alternativi. Così progetti come Tizen di Samsung, che pian piano stava entrando nei mercati più poveri, muoiono senza mai aver avuto una reale chance.

Inoltre, alle aziende che adottano Android, viene vietato di sviluppare applicazioni che possano concorrere con quelle native di Android, nonché modificare l’interfaccia grafica per adattarla a dispositivi diversi, come per esempio TV, automobili o orologi.

Un vecchio detto degli ingegneri in Nokia diceva che utilizzare Android sarebbe come urinarsi addosso a -20 gradi (ci troviamo in Finlandia): all’inizio si ha una sensazione di tepore, ma dopo l’orina congela. Oggi le grandi aziende si ritrovano tutte con le gambe congelate.

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