Due volte nella polvere, due volte sull’altar

Per questa uscita mi faccio prestare la rubrica Irritazioni da Toshiro perché sento un certo bisogno di esprimere la mia irritazione nei confronti della propaganda grazie alla quale stiamo assistendo alla riesumazione politica di un cadavere la cui putredine pare non abbia mai fine. Silvio Berlusconi, per l’ennesima volta, è alle prese con la diffamazione di un magistrato, questa volta deceduto, nella speranza di fare un glorioso rientro in politica “dopo il periglio, […] la reggia e il tristo esiglio”.

Non voglio star qui a cantare le gloriose gesta del miglior statista degli ultimi 150 anni (a detta sua), basti leggere giornali come Il Fatto Quotidiano, dove in questi giorni i giornalisti si stanno sbizzarrendo a rispolverare vecchi articoli di battaglie che tutti credevamo ormai concluse, oppure quelli de La Repubblica anti-berlusconiana. La mia irritazione, infatti, non è alimentata da questo caparbio vecchietto che fa fatica ad accettare la vecchiaia e va in giro come fosse una statua di cera fuggita dal museo. La mia irritazione è scatenata dalla servitù al suo seguito che lo accoglie trionfale come Gesù nel suo ingresso a Gerusalemme per l’ultima Pasqua. Così i mille apostoli di nostro signore Silvio stendono ove lui calpesta “i loro mantelli; e altri, delle fronde che avevano tagliate nei campi”. Usando la loro bava come inchiostro, riempiono giornalacci di encomi e magnificazioni.

Ecco che spuntano campagne di raccolta firme che lo vogliono senatore a vita, evidentemente per aver “illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”, gli interessati possono mandare le loro pernacchie a silviosenatoreavita@liberoquotidiano.it. Apprezzo di cuore il sacro tentativo di santificare, o meglio senatoficare, un frodatore, ma la costituzione non prevede la raccolta firme per eleggere i senatori a vita. Rimanderei gli ignorandi ad una ripassata dell’articolo 59, che non prevede la frode fiscale, il falso in bilancio, la corruzione, la prostituzione minorile come requisiti per cui il solo Mattarella, e non goliardiche raccolte firme, possa nominare fino a cinque senatori a vita.

Giuliano Ferrara, intellettuale da stalla, omofobo, razzista, maschilista, negazionista dei cambiamenti climatici, accanito odiatore del personaggio famoso di turno, sia esso Greta o Saviano, auspica un governone di strette intese tra chi già si intendeva bene dalla notte dei tempi, ossia Renzi e Berlusconi. Il buon Giulianone, che ama chiamarsi con spiccata ironia “elefantino”, infatti, si è volentieri professato “fan di Renzi”: il binomio sarebbe un sogno erotico che diventa realtà.

La Nuova Repubblica riempie colonne di bavose interviste-monologo del cavaliere o pseudo matrimoni ideologici tra Prodi e Berlusconi, un tempo acerrimi nemici. Non è la prima volta che La Repubblica rinnega le proprie battaglie ed i propri ideali, come per esempio la vergognosa adesione alla riforma costituzionale di Renzi o la lotta alla abolizione della prescrizione dopo aver lottato lungamente per promuoverla. Ma La Nuova Repubblica scava ancora più in fondo riscoprendosi berlusconiana ed inizia spudoratamente, vittima di una squallida prostituzione ideologica, a promuovere il personaggio che più di tutti ha combattuto negli ultimi trent’anni.

Intanto vecchiminkia riuniti dietro ad uno striscione dov’è nitidamente stampato a scritta bianca su sfondo blu come il futuro, “Berlusconi Senatore a vita”, manifestano in piazza senza sapere cosa e a chi. Intanto il vecchietto freme dalla voglia di dimostrare quanto vale, come se le “troie” (così come lui stesso le chiama) e gli avvocati con cui ha riempito i propri seggi in parlamento, fossero già poca roba.

Un senescente, seppur arzillo, nonnetto, che racconta barzellette e parla dei propri genitali, è sostenuto da un esercito di bavose lumache che rimarrebbero senza stipendio se egli si ritirasse a vita privata e ci lasciasse tutti in pace. Così che, con gran talento, si affaccendano nel (devo riconoscerlo) arduo compito di resuscitare pubblicamente chi fu già due “volte nella polvere, due volte sull’altar”.

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