15 Luglio 2020 – Zadig n. 5

15 luglio 2020 – uscita nº 5


È questo un uomo?

di Toshiro

Ho perso il conto degli inverni trascorsi navigando il canale d’Otranto, scorrazzando fra Puglia, Montenegro, Albania. Non perché nel porto di partenza la mia vita fosse in pericolo o perché fuggissi dal disagio estremo di quelle nazioni circondate dal Sahara dove il caso ti impone la scelta più crudele: restare, quindi perire di fame, di malattie terribili, di malattie banali, perché senza il giusto medico anche un’influenza può diventare grave quanto un’emorragia arteriosa. Oppure fuggire, consapevoli di affrontare deserti, prigioni, banditi, stupratori, terroristi. Conscio che ti aspetteranno mesi di peregrinazioni, a volte anni perché nel frattempo un sadico mastro Titta si è divertito a schiavizzarti in qualche prigione libica, strappandoti unghie con pinze da barbecue o usando i tuoi genitali come fossero la batteria della vecchia automobile che non vuole saperne di partire.

Figlio dei privilegi piccolo borghesi che la santissima Unione Europea mi concede, affronto anche io, seppur per assai frivole ragioni, l’alto mare. Quello dove non hai punti di riferimento terrestri, l’orizzonte sembra identico in qualsiasi direzione possa voltarti e sotto i tuoi piedi è nero come il portone di un inferno liquido  abitato da fiere spaventose. E lo faccio ben attrezzato, con una barca solida, dotata di ogni comfort e di tutti i sistemi di emergenza immaginabili. E ciò nonostante, una volta lì, in quella “terra di nessuno”, mi rendo conto che anche la mia vita di marinaio esperto, equipaggiato a dovere, in costante contatto con quella civiltà che se qualcosa andasse storto mi soccorrerebbe in un istante, anche in queste circostanze la mia vita appare appesa a un filo. Un cambio di corrente, una folata di vento, un detrito, un ostacolo non segnato sulle mappe, una piccola disattenzione, un errore nel valutare la quantità di carburante a bordo, uno scivolone sulla prua bagnata dalla spuma. Basterebbe anche solo uno di questi apparentemente insignificanti scherzi del destino perché quell’inferno liquido mi inghiottisse nella sua pancia di predatore che non perdona. Una pinna nera, improvvisa, maestosa, inconfondibile, uscita senza preavviso a pochi piedi dalla poppa dove ero intento a pescare, mi ha ricordato questa terribile verità: per quanto tu sia ben equipaggiato in mare non esiste la certezza di rientrare, ma solo possibilità che tutto vada bene. Immaginate allora un uomo che spesso il mare non lo aveva mai visto prima, sfinito dalla traversata del deserto e di chissà quali altri inferni, dissanguato da qualche affarista senza scrupoli che gli ha succhiato i risparmi di una vita per piazzarlo su una bagnarola che i tempi migliori li ha dimenticati.

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Due volte nella polvere, due volte sull’altar

di Jon Duro

Per questa uscita mi faccio prestare la rubrica Irritazioni da Toshiro perché sento un certo bisogno di esprimere la mia irritazione nei confronti della propaganda grazie alla quale stiamo assistendo alla riesumazione politica di un cadavere la cui putredine pare non abbia mai fine. Silvio Berlusconi, per l’ennesima volta, è alle prese con la diffamazione di un magistrato, questa volta deceduto, nella speranza di fare un glorioso rientro in politica “dopo il periglio, […] la reggia e il tristo esiglio”.

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BACI RUBATI

Il Paolo del Villaggio

di Toshiro

Oggi sono tre anni senza Paolo Villaggio. Scrittore notevole, spalla fondamentale di tale De André, pioniere della comicità filo-piccolo-borghese che 20 anni dopo verrà sdoganata universalmente dai Simpson. Ma molto prima di Homer e Marge esistevano Ugo e Pina. E prima dei soprusi del Signor Burns erano le prepotenze del Megadirettore Naturale. E il ragionier Fantozzi è molto più che un cartone di successo. Fantozzi è un monumento all’italianità sfigata, gregaria, supina, un po’ masochista, socialmente inferiore, lavorativamente invendibile.

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Nicosia, Repubblica di Cipro. I muri di confine quando cadono diventano attrazioni che attraggono ogni anno orde di turisti, come nel caso del muro di Berlino. Nel vedere lo storico cimelio, la gente compiange il triste passato e si immedesima nella vita di quegli anni. Spesso, però, si ignora che oggi ci sono tanti muri che separano città, nazioni, famiglie, amici e culture, come il muro di Gerusalemme, quello del Messico o quello tra le due Coree, ma che non attraggono l’attenzione nello stesso modo. Nella foto un muro costituito di barili di latta fa da confine tra Nicosia del sud, appartenente alla Republica di Cipro, e quella del nord, Cipro del Nord, tutt’ora in piedi e tutt’ora separa la capitale, famiglie e conoscenti a discrezione di giochi di potere tra Grecia e Turchia. Foto di Jon Duro

L’italiana non è una cittadinanza, è una professione.

Ennio Flaiano

OPEN SEEKER

Smartphone: “breve” guida agli acquisti – parte 2: l’ascesa di Android

di Jon Duro

Nel frattempo, nel paese dei balocchi, nasce Android, un progetto che in un mondo normale sarebbe morto alla nascita. L’idea di Android è quella di sviluppare un motore grafico in Java affinché tutte le applicazioni possano essere eseguite indistintamente su diversi sistemi operativi. Chi, però, è un poco esperto sa benissimo che la cross compatibilità tra sistemi è una pura utopia che costringerebbe i poveri sviluppatori a trascorrere il loro tempo a sistemare rogne.

Google in quel periodo non sa ancora cosa fare da grande finché dei venditori di aspirapolvere bussano alla porta offrendo Android.

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