I signori dell’anello

Che siano passerelle, come le chiamano i maligni, o consultazioni, per i perbenisti, gli incontri di Villa Pamphilj segnano una sconfitta del processo democratico in Italia, non per populismo, ma per un semplice ragionamento costituzionale: gli elettori votano per i parlamentari che costituiscono l’organo legislativo; i parlamentari votano il Presidente della Repubblica che avrà una funzione di controllo sul processo democratico; il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri che presiederà l’esecutivo con il consenso dei parlamentari, che sono scelti dagli elettori. Si chiude, così, l’anello nel punto dove si era originato.

Se un giorno il Presidente del Consiglio nel suo fare quotidiano decidesse di ignorare il parlamento non farebbe altro che rompere l’anello ed aprire il cerchio perdendo contatto con l’elettorato. Creiamo, così, un paradosso democratico.

Più o meno è ciò che sta accadendo con gli incontri in Villa Pamphilj, dove il Presidente Conte, stanco dei dibattiti parlamentari, decide di fare di testa sua ed invitare rappresentanti della società ed esponenti dei partiti per discutere la ripresa dell’Italia nel post-covid. Si tratta di processi del tutto inediti considerando anche che, stando alla costituzione, l’esecutivo dovrebbe limitarsi a prendere in consegna le leggi che arrivano dal parlamento e metterle in atto. Matteo Salvini urla che i dibattiti si dovrebbero svolgere in aula ed ha ragione, infatti dovrebbe spettare proprio agli organi parlamentari il compito di avviare consultazioni per preparare il piano di riforme che determineranno la ripresa dell’Italia martoriata dal covid.

Conte si arroga l’onere di tagliare fuori il grande popolo degli elettori e nominare consulenti scelti da nessuno e sconosciuti ai più per una nuova via di riforme. Chi è questa gente e con quale diritto si siede nei tavoli a discutere le sorti degli italiani? Se l’eccezione diventa prassi, quest’incontro potrebbe rappresentare la nascita di una forma più sfacciata di governo oligarchico – possiamo a pieno diritto affermare che sono anni che in Italia si governa in stile oligarchico, da quando non scegliamo più i nostri parlamentari e da quando le grandi riforme si fanno a suon di decreti.

Cos’è, allora, che induce Conte, giunto lì a seguito di un processo democratico, ad ignorare proprio quel processo che lo ha insignito del titolo di Primo Ministro? Forse il parlamento non gli garba? Forse no!

Di fatto i parlamentari, fino ad ora carichi di supercazzole, compilano progetti vuoti e li inoltrano su Facebook ai propri follower all’attenzione del Primo Ministro. Da sinistra a destra senatori e deputati sono impegnati in una soporifera lotta l’uno contro l’altro, in perenne campagna elettorale e quei pochi giorni di presenza in parlamento offrono l’occasione di fare selfie per le proprie pagine instagram.

Ma la classe operaia che siede in parlamento è quella del “fatti un poco li cazzi tua e non rompere i coglioni”. Parla a stento l’italiano e conosce poco la storia. Se andiamo a spulciare tra i vari curricula capiremmo che per farne parte basta riconoscere il colore “verde” e il “rosso” per votare secondo istruzione.

La destra moderna, però, rappresenta il massimo stato di decadenza politica. Gente in grado di remare contro il governo a prescindere, sia quando ne fa parte che quando è all’opposizione, per lo più in piena pandemia, quando una crisi di governo sarebbe stato l’ultimo dei problemi che l’Italia avrebbe voluto risolvere. Gente che vive in TV e sui social, che propone “mille euro al mese con un click”. Durante la campagna di Susanna Ceccardi candidata alla presidenza della regione Toscana con la Lega, Salvini era lì a darle manforte e alla domanda del giornalista che gli chiedeva quante volte pensava di recarsi in Toscana sui tre mesi rimanenti, l’ex ministro rispose 82. Perché un Senatore della Repubblica dovrebbe essere impegnato in campagne regionali piuttosto che “discutere in aula” come egli stesso chiedeva al Presidente del Consiglio?

È prematuro dire se le consultazioni (o passerelle) di Conte produrranno un risultato utile o meno ma sicuramente il dibattito parlamentare ha abbandonato il Governo nel momento del bisogno.

Nell’anello che ricollega il legislativo all’elettorato, siamo tutti artefici dell’indebolimento dei processi democratici, dall’elettore che accetta i soprusi parlamentari ai governatori che ci tagliano fuori, per il momento non possiamo far altro che assistere e sperare.

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