1 Luglio 2020 – Zadig n. 4

1 luglio 2020 – uscita nº 4


I signori dell’anello

di Jon Duro

Che siano passerelle, come le chiamano i maligni, o consultazioni, per i perbenisti, gli incontri di Villa Pamphilj segnano una sconfitta del processo democratico in Italia, non per populismo, ma per un semplice ragionamento costituzionale: gli elettori votano per i parlamentari che costituiscono l’organo legislativo; i parlamentari votano il Presidente della Repubblica che avrà una funzione di controllo sul processo democratico; il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri che presiederà l’esecutivo con il consenso dei parlamentari, che sono scelti dagli elettori. Si chiude, così, l’anello nel punto dove si era originato.

Se un giorno il Presidente del Consiglio nel suo fare quotidiano decidesse di ignorare il parlamento non farebbe altro che rompere l’anello ed aprire il cerchio perdendo contatto con l’elettorato. Creiamo, così, un paradosso democratico.

Più o meno è ciò che sta accadendo con gli incontri in Villa Pamphilj, dove il Presidente Conte, stanco dei dibattiti parlamentari, decide di fare di testa sua ed invitare rappresentanti della società ed esponenti dei partiti per discutere la ripresa dell’Italia nel post-covid. Si tratta di processi del tutto inediti considerando anche che, stando alla costituzione, l’esecutivo dovrebbe limitarsi a prendere in consegna le leggi che arrivano dal parlamento e metterle in atto. Matteo Salvini urla che i dibattiti si dovrebbero svolgere in aula ed ha ragione, infatti dovrebbe spettare proprio agli organi parlamentari il compito di avviare consultazioni per preparare il piano di riforme che determineranno la ripresa dell’Italia martoriata dal covid.

Conte si arroga l’onere di tagliare fuori il grande popolo degli elettori e nominare consulenti scelti da nessuno e sconosciuti ai più per una nuova via di riforme. Chi è questa gente e con quale diritto si siede nei tavoli a discutere le sorti degli italiani? Se l’eccezione diventa prassi, quest’incontro potrebbe rappresentare la nascita di una forma più sfacciata di governo oligarchico – possiamo a pieno diritto affermare che sono anni che in Italia si governa in stile oligarchico, da quando non scegliamo più i nostri parlamentari e da quando le grandi riforme si fanno a suon di decreti.

Cos’è, allora, che induce Conte, giunto lì a seguito di un processo democratico, ad ignorare proprio quel processo che lo ha insignito del titolo di Primo Ministro? Forse il parlamento non gli garba? Forse no!

Di fatto i parlamentari, fino ad ora carichi di supercazzole, compilano progetti vuoti e li inoltrano su Facebook ai propri follower all’attenzione del Primo Ministro. Da sinistra a destra senatori e deputati sono impegnati in una soporifera lotta l’uno contro l’altro, in perenne campagna elettorale e quei pochi giorni di presenza in parlamento offrono l’occasione di fare selfie per le proprie pagine instagram.

Ma la classe operaia che siede in parlamento è quella del “fatti un poco li cazzi tua e non rompere i coglioni”. Parla a stento l’italiano e conosce poco la storia. Se andiamo a spulciare tra i vari curricula capiremmo che per farne parte basta riconoscere il colore “verde” e il “rosso” per votare secondo istruzione.

La destra moderna, però, rappresenta il massimo stato di decadenza politica. Gente in grado di remare contro il governo a prescindere, sia quando ne fa parte che quando è all’opposizione, per lo più in piena pandemia, quando una crisi di governo sarebbe stato l’ultimo dei problemi che l’Italia avrebbe voluto risolvere. Gente che vive in TV e sui social, che propone “mille euro al mese con un click”. Durante la campagna di Susanna Ceccardi candidata alla presidenza della regione Toscana con la Lega, Salvini era lì a darle manforte e alla domanda del giornalista che gli chiedeva quante volte pensava di recarsi in Toscana sui tre mesi rimanenti, l’ex ministro rispose 82. Perché un Senatore della Repubblica dovrebbe essere impegnato in campagne regionali piuttosto che “discutere in aula” come egli stesso chiedeva al Presidente del Consiglio?

È prematuro dire se le consultazioni (o passerelle) di Conte produrranno un risultato utile o meno ma sicuramente il dibattito parlamentare ha abbandonato il Governo nel momento del bisogno.

Nell’anello che ricollega il legislativo all’elettorato, siamo tutti artefici dell’indebolimento dei processi democratici, dall’elettore che accetta i soprusi parlamentari ai governatori che ci tagliano fuori, per il momento non possiamo far altro che assistere e sperare.

Il razzismo si combatte con la censura?

di Toshiro

Abbattere la statua di Edward Colston ha reso giustizia alle vittime della tratta degli schiavi? Rimuovere “Gone with the wind” dal palinsesto HBO ha riabilitato l’immagine dell’America segregazionista? Una futura decapitazione della testa di Indro Montanelli restituirà dignità alle bimbe schiave nell’Etiopia di inizio secolo? Inoltre, immaginereste lo Stadio Olimpico privato dell’obelisco col bassorilievo di mussolini? Inequivocabilmente la risposta è NO. Una statua non è necessariamente altare inamovibile al genio e alla grandezza, ma è prima ancora testimone storico della complessità umana. Non solo celebrazione e tributo ma anche monito, strumento per riflettere su errori, pagine oscure che inestricabilmente appartengono a tutte le culture e a ogni singolo essere umano.

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BACI RUBATI

Albertone Sordi, 100 anni e qualche giorno

di Toshiro

Grande, spesso grandioso, non iconico come Mastroianni, né esagerato come Volonté, o istrionico come Gassman. Ma esagerato, istrionico, iconico. Non archetipo reale e neorealista dell’italianità più sfacciata, come la vulgata banalista da miniserie Rai lascia intendere (terrificante la fiction con Edoardo Pesce), ma sua dilatazione immaginifica. Surreale ma non troppo, grottesco ma nei limiti della plausibilità. Maschera esagitata, ammonitrice dei nostri vizi, delatrice delle nostre e debolezze. Principe e clown.

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Breviario (super)laico

di Galileo Bellarmino

Non capita spesso di sentir parlare di Johann Gottfried Herder (1744-1803). Lo stesso dicasi per i suoi Discorsi sulla scuola, un’opera pubblicata nel 1800 e composta nella cittadina prussiana di Weimar, da cui è tratta la nostra riflessione per questo mese che sancisce l’inizio dell’estate. Prima che pure la sua statua cada e venga gettata via in qualche fiume tedesco dalla furia censoria di gruppi di rozzi cornificiani (poiché ve ne sarà almeno una eretta da qualche parte in omaggio al suo genio), occorre fare una precisazione.

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Baci Rubati / 1

di Toshiro

Nuova rubrica di micro-recensioni snob di Cinema, film, telefilm, libri, altre cose. In questa serie: “One of Us”, “Jojo Rabbit”, “La dea fortuna” e “J’Accuse”.

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Arrivate in tempo, perché il mondo non vi aspetta

Anonimo

GALLERIA FOTOGRAFICA

Colonia, Yap, Stati Federati di Micronesia. Nell’isola di Yap uomini e donne hanno le stesse regole di abbigliamento che consistono nell’avere sempre coperta la zona del corpo che va dalla vita alle ginocchia. Così che, come per gli uomini andare in giro a torso nudo è una normalità, allo stesso modo non rappresenta uno scandalo per le donne girare in topless. Foto di Jon Duro

OPEN SEEKER

Smartphone: “breve” guida agli acquisti – parte 1: le origini

di Jon Duro

Se volessi definire con una parola la società del terzo millennio, direi che è la “società dell’impazienza”. Se un tempo accedere alle informazioni era di per sé una grande sfida, oggi queste non sono solo facilmente accessibili, ma pretendiamo di riceverle il prima possibile e con facile accessibilità. Si tratta di un nuovo processo evolutivo, un po’ forzato e guidato dalle nostre necessità e da quelle del mercato.

Abbiamo inventato, per questo motivo, lo smartphone, l’evoluzione del telefono cellulare, che è oramai una parte integrante del nostro, oserei dire, organismo: un nuovo organo esterno che nutre la nostra mente con una quantità di informazioni che decine di anni fa sarebbe stata assolutamente irraggiungibile.

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Zadig continua: quarta uscita

Ci scusiamo con i lettori per la mancata uscita di mercoledì 24 giugno ma per colpa di alcuni imprevisti abbiamo dovuto rimandare di una settimana.

Speriamo, comunque, di ricompensare con alcune novità. Iniziamo una nuova rubrica di cinema, “Baci rubati” dove si faranno microrecensioni di film e si discuterà di Cinema.

In più, in ogni uscita, con la prima pagina verrà pubblicata una immagine che nasconde dietro una storia o un aneddoto interessante da raccontare.

Infine, diamo ufficialmente il benvenuto su Zadig a PiFa che oggi pubblica la sua seconda vignetta.


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