Breviario (super)laico

Carlo Levi, Amanti, collezione privata, 1964.

L’intera umanità è, in un certo senso, lungo i secoli, una scuola continua ed ininterrotta, talché un fanciullo appena nato che, ad un tratto, fosse sottratto a questa scuola e alla catena dell’umano insegnamento resterebbe come un’isola deserta e, malgrado l’ingegno che avesse ricevuto dalla natura, sarebbe un povero animale, anzi più miserevole degli animali. […] Impariamo, perché dobbiamo imparare: c’è già quel che gli altri hanno inventato per noi. Aggiungiamo quel che possiamo aggiungere, affinché anche noi si possa prendere dignitosamente il nostro posto nella grande scuola dell’umanità e si possa restituire più di quanto si è ricevuto.

Johann Gottfried Herder, Discorsi sulla scuola, 18001

Non capita spesso di sentir parlare di Johann Gottfried Herder (1744-1803). Lo stesso dicasi per i suoi Discorsi sulla scuola, un’opera pubblicata nel 1800 e composta nella cittadina prussiana di Weimar, da cui è tratta la nostra riflessione per questo mese che sancisce l’inizio dell’estate. Prima che pure la sua statua cada e venga gettata via in qualche fiume tedesco dalla furia censoria di gruppi di rozzi cornificiani (poiché ve ne sarà almeno una eretta da qualche parte in omaggio al suo genio), occorre fare una precisazione. Il sottoscritto non è a conoscenza, né tantomeno è interessato a conoscere: i suoi gusti sessuali; le sue smanie idolatriche o avversioni radicali per i pensatori e teorici di una eventuale teoria del gender ante litteram; la sua simpatia per gli antesignani di movimenti LGBT, femministi oltranzisti, ecologisti apocalittico-catastrofici e antispecisti; il suo feticismo o la sua contrarietà per la bandiera arcobaleno; la sua concezione del “nero” o del “bianco” (nemmeno della Juventus che, nata alla fine del XIX secolo, egli avrà visto probabilmente da una sfera di cristallo fornitagli da qualche cartomante)! I puritani di sinistra, contemporanei frequentatori del “Tribunale della S-ragione” e del bordello del melodramma, grossolani storici o storiografi improvvisati, svenevoli testimoni del nulla nonché inquisitori assoldati per l’instaurazione della Repubblica democratica del relativismo assoluto (del tipo: “tutto è relativo e soggettivo”) e totalitario (del genere: “se non la pensi come me/noi, oh caro fascio, sappi che è in programma la persecuzione totalitaria per il bene dell’umanità e la rigenerazione del pianeta gretino”), ebbene questi puritani dovrebbero affacciarsi alla loggia della storia culturale dell’umanità per coglierne le sfumature più varie. Qualche pretesa messianica secolarizzata, soprattutto l’arroganza di credersi i portatori assiologici dell’umanità al mondo degli umani, di esserne i salvatori, si ridimensionerebbe in modo considerevole.

Essi potrebbero scoprire, ad esempio, il pensiero e l’opera di questo intellettuale formatosi presso la facoltà di teologia protestante dell’Università di Königsberg, alla scuola del grande filosofo Immanuel Kant, ma per lo più ricordato non nei manuali di teologia quanto in quelli di storia della pedagogia. Viaggiatore per curiosità intellettuale (celebri furono per la storia della pedagogia stessa i viaggi a Nantes e Parigi), in contatto con gli enciclopedisti Diderot e D’Alembert, animato dal desiderio di migliorarsi e di migliorare le proprie idee in campo educativo, Herder è un pedagogo illustre ed un cantore dell’Humanität. Quest’ultima rappresenta il fulcro delle sue riflessioni in ambito educativo. Nella prospettiva herderiana, l’umanità in sé costituisce una grande scuola di vita, forte di una ricca e continua esperienza, senza la quale l’individuo non può vivere, non può darsi in concreto, e non può realizzarsi. Per dirla in soldoni, senza l’umanità e la partecipazione alla scuola dell’umanità la donna e l’uomo non possono essere tali. Ovviamente per Herder è tutta l’umanità ad essere considerata con i suoi chiaroscuri, le commistioni di luci e di ombre, meglio ancora di fulgori e di tenebre, di momenti esaltanti e di altri meno esaltanti. Badino bene i censori, postmoderni detrattori antropologici: tutta l’umanità, non una parte!

Vorrei presentare ora tre aspetti interessanti, oltre che sorprendentemente attuali. Innanzitutto, ho detto in apertura che il teologo tedesco pubblica i suoi Discorsi sulla scuola, scritto dal quale abbiamo tratto il testo che è alla base del nostro commento e che esalta l’umanità stessa come paideia vivente, nell’anno 1800. Riassumo la grande constatazione herderiana: senza la partecipazione alla scuola dell’umanità, partecipazione al contempo passiva e attiva, “ricevente” e “trasmettente” in ordine al sapere, non vi è l’essere umano. Ed è proprio al 1800 che risale la storia di un adolescente ritrovato nelle foreste del sud della Francia, il quale conduceva una vita totalmente selvaggia comportandosi in modo animale (essendo nudo, sporco, aggressivo), muovendosi a carponi, nutrendosi di radici o di altre erbe, abitando sugli alberi o in cavità del terreno. Questa è la storia del “selvaggio dell’Aveyron”. Rifiutando la tesi del medico Philippe Pinel, fondatore della moderna psichiatria, un altro medico, Jean Itard, riteneva che la condizione del giovane selvaggio, cui venne dato nome Victor, non era di natura psicopatologica, ma sociologica: si trattava dell’effetto di una lunga permanenza in uno stato in cui le sollecitazioni umane, tanto sociali quanto culturali, erano state totalmente assenti. Itard propose dunque per Victor un percorso di riabilitazione graduale al fine di raggiungere determinati obiettivi: amore per la vita sociale; allargamento delle esperienze sensoriali; moltiplicazione delle competenze e dei rapporti sociali con altri individui; scoperta dell’uso della parola; realizzazione di operazioni cognitive. I grandi progressi che Victor compiva erano un segno del fatto che l’umanità è certo una scuola, e per di più il risultato del processo di civilizzazione dell’essere umano.

Per seconda cosa, la prospettiva herderiana, alla quale vale la pena riallacciare quella di Itard, sostiene che l’essere umano è un essere culturale. Oggettivamente parlando, la condizione dell’uomo nel puro stato di natura è inferiore a quella di tanti animali. Tuttavia, me ne perdonino gli antispecisti, la sua superiorità è spirituale, rappresenta il risultato del processo di civilizzazione che lo situa al di sopra degli animali. La peculiarità degli esseri umani consiste nella cultura.

Un ultimo aspetto è da evidenziare. Herder giunge alla conclusione che vede nell’umanità la grande scuola di vita e di sapienza dopo un cammino di riflessione nel quale non sono mancate prese di distanza e critiche a forme di intellettualismo freddo e di erudizione pedante. Di certo, lo si deve ricordare, egli è e resta figlio del suo tempo. Ciononostante, alcune sue intuizioni sono attuali e possono offrirci spunti di riflessione per orientare la nostra azione educativa e culturale. La sua critica del sistema educativo tradizionale, così come quella di un sapere astratto che resta proprietà esclusiva delle élite aristocratiche, è condotta nel segno della riscoperta della cultura umanistica e della dimensione sentimentale dell’uomo. Per lui, l’essere umano non è condannato alla ripetizione del cammino di coloro che l’hanno preceduto. Al contrario, egli possiede una duplice vocazione. Da un lato, deve attingere al deposito culturale per ricevere le conoscenze e le abilità sviluppate nel corso della storia dell’umanità – storia e umanità alle quali egli stesso appartiene. Dall’altro, superando il solo momento dell’apprendimento, l’essere umano è chiamato a trasmettere, oltre che, in ultima istanza, a creare di proprio ingegno per arricchire lo stesso patrimonio culturale. Per Herder, la cultura umana progredisce solo e soltanto con il contributo di ogni singolo individuo, donna o uomo che sia, affinché si possa “restituire più di quanto si è ricevuto”.

1Cf. in: AA.VV., Grande antologia filosofica, vol. XVI, Milano, Marzorati, p. 345.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Share via
Copy link
Powered by Social Snap