Il razzismo si combatte con la censura?

Abbattere la statua di Edward Colston ha reso giustizia alle vittime della tratta degli schiavi? Rimuovere “Gone with the wind” dal palinsesto HBO ha riabilitato l’immagine dell’America segregazionista? Una futura decapitazione della testa di Indro Montanelli restituirà dignità alle bimbe schiave nell’Etiopia di inizio secolo? Inoltre, immaginereste lo Stadio Olimpico privato dell’obelisco col bassorilievo di mussolini? Inequivocabilmente la risposta è NO. Una statua non è necessariamente altare inamovibile al genio e alla grandezza, ma è prima ancora testimone storico della complessità umana. Non solo celebrazione e tributo ma anche monito, strumento per riflettere su errori, pagine oscure che inestricabilmente appartengono a tutte le culture e a ogni singolo essere umano. La cancellazione del passato attraverso l’eradicazione dei suoi simboli è un modo vile (e in questo caso violento) per impedirci di pensare a ciò che siamo stati e permetterci quindi di riflettere sui nostri errori. E la censura è da sempre lo strumento per far prevaricare una limitata ragione su tutto il resto, compresi il senso critico e la necessità di sapere da dove veniamo, proprio perché certe cose non accadano più. Volente o nolente anche Benito Mussolini rappresenta il nostro passato. Brutto e vergognoso, ma resta il nostro passato e nessuno potrà, nessuno dovrà cancellarlo. La capacità di discernimento è un’arma formidabile della nostra Civiltà. Lasciate Montanelli lì dov’è.

One Reply to “Il razzismo si combatte con la censura?”

  1. Bisogna anche considerare l’arroganza di quel gruppo di facinorosi ed ignoranti: fanno processi postumi a gente defunta anche centinaia di anni fa ed hanno la presunzione di farlo a nome di tutti.

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