10 Giugno 2020 – Zadig n. 3

10 Giugno 2020 – uscita nº 3


Banana jobs

di Toshiro

And the oscar goes to… Teresa Bellanova e lo sbalorditivo coup de théâtre con cui ha festeggiato il decreto rilancio che nelle appendici riservate all’agricoltura rende taluni extracomunitari precari un po’ meno precari, ma giusto il tempo di una vacanza in Versilia. Commozione e lacrime da Nelson Mandela che annuncia la fine dell’Apartheid per la solita foglia di fico elettoral/buonista che accontenta le pance piene della sinistra delle battaglie generaliste e dell’ impegno zero nel ben più impegnativo mondo del reale.

Da smaliziati disillusi della politica eravamo abituati alle sceneggiate cariche d’empatia proletaria delle aristocrazie politiche. Elsa Fornero, Hillary Clinton, in tanti hanno cercato di mitigare la propria immagine o legittimato la propria azione politica mostrando il lato umano più fragile e alcuni lo hanno fatto così bene che Leoncavallo in persona avrebbe anelato tanta credibilità per la sua pièce clownesca. Ciò che ha reso la performance della Teresa di Puglia un unicum è il suo sbalorditivo curriculum politico scandito da momenti in cui si è spacciata per il Giorgio Mastrota bio di Italia Viva (pianteremo un nuovo albero per ogni nuovo tesserato), poi suggellato nel voto favorevole all’infausto Ddl 2660-A, che non è il nome del figlio di Elon Musk, ma il termine tecnico che definisce il Jobs Act. La legge delega che con un colpo di spugna cancellava intere generazioni di lotte sindacali, proiettando le classi lavorative più fragili a rivivere gli incubi caporaleschi dei propri nonni. Specialmente in quel Sud da cui sia chi scrive, sia il ministro dell’agricoltura vengono e dei cui vortici contrattuali fatti di servilismo lavorativo e asservimento al padrone, sono stati entrambi risucchiati. Eppure niente lacrime per la soppressione dell’articolo 18. Niente occhi umettati per la liberalizzazione selvaggia del voucherato. “Quest’anno facciamo un contratto a voucher”.  A vita risuoneranno nella mia testa queste parole pronunciate da tanti capi-padrone nel biennio lavorativo più buio della nostra storia; frase stargate verso quella schiavitù 2.0 che non prevedeva diritti se non quello di tutelare il datore di lavoro nel caso in cui a citofonare in azienda fosse non un cliente ma l’ispettorato del lavoro. Niente ferie, malattia, infortunio, contributi pensionistici quasi azzerati per un’intera annata e più e tutto a carico dell’anello più debole, con la scusante sbandierata del “tiriamo fuori il nero”. Come se il  PIL sommerso di questo paese sventurato fosse generato dal povero cristo che nella stessa terra di Teresa Bellanova portava a casa 400 Euro al mese, frutto di turni massacranti di 12/16 ore moltiplicati per sette (numeri constatati di persona dopo decennale esperienza in terra di Puglia) e non dall’imprenditore che dirottava miliardi su paradisi fiscali, con la speranza che magari un giorno, un politico a caso avrebbe proposto

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Mentina?

di Toshiro

Com’è riuscito il Lewis Protero del regime Fininvest (12 anni fliati a capo del pessimo TG5 negli anni infuocati dei mille processi al Cavaliere) a diventare icona dell’informazione liberal? Come può l’uomo, che in vari video appare ridanciano e accondiscendente come un lacchè qualsiasi alle pessime battute del Biscione, diventare il simbolo del giornalismo di qualità? Come può un bulletto, spesso volgare, che passa giornate mettendo alla berlina facebookara il disagiato di turno (manco fosse quel campione di inutilità del Signor Distruggere), trasformarsi nell’icona pop dell’intellighenzia italiana?

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OPEN SEEKER

Tecnologia e pandemia

parte 2

di Jon Duro

Oramai i giorni di quarantena sembrano quasi un ricordo lontano e lentamente stiamo riacquistando terreno nel mondo. Però uscirsene puliti senza aver imparato la lezione è un peccato veniale che non possiamo permetterci e, pur facendo gli scongiuri che il caso richiederebbe, il governo dovrebbe già preparare un piano di emergenza per contrastare eventuali future pandemie.

Abbiamo visto nella prima parte di quest’articolo pubblicato nella edizione precedente di Zadig, di come la Corea ha saputo rispondere prontamente al COVID-19 senza costringere nessuno che non avesse chiari sintomi di infezione a quarantena forzata.

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Mi sono occupato con zelo e diligenza dei miei studi e so già molto, eppure vorrei sapere tutto

Johann Wolfgang von Goethe

Repubblica all’italiana

di Jon Duro

Il 2 giugno si celebra il Referendum più famoso d’Italia, quello che sancì la fine del Regno dei Savoia, con Umberto II ultimo Re d’Italia.

Il sorriso della bellissima modella Anna Iberti, con il politicamente corretto e moderato titolo “È nata la Repubblica Italiana” del Corriere della Sera, offre all’immaginario collettivo un periodo di festa e celebrazioni.

In verità dal Referendum alla realeproclamazione ci vollero altri 18 giorni di tira e molla, negoziazioni, intrighi, cavilli burocratici e stratagemmi all’Italiana

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Clint Eastwood o 90 anni di sbadigli

di Toshiro

90 candeline per il vecchio e perennemente imbronciato “Blondie”. Colossale icona di tanti Colossal pop-western e in quanto tale meno profondo di quanto successo e celebrità lascino intendere. The Man without a name è iconograficamente riassunto e allo stesso tempo condannato in quel Poncho unto, in quello sguardo torbido e credibile come un cattivo di Toy Story, in un timbro vocale a registro unico. Caricaturale anche quando al lontano west sostituisce un carcere di massima sicurezza (Escape from Alcatraz)

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Zadig si continua: terza uscita

In questa uscita un ottimo amico e di vecchia data, PiFa, artista a tutto tondo, ha disegnato la vignetta.

Si spera di averlo con noi per collaborazioni più frequenti, per ora a lui va il nostro ringraziamento per il bellissimo contributo.


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