Opzioni democratiche

Oggi l’ordine del giorno in senato prevede la votazione della sfiducia al Ministro della Giustizia Bonafede. Per esserne sicuri, non ce n’è una, bensì due, una proposta dalla destra e una da Più Europa a firma Bonino.

Iniziamo con le motivazioni della destra che mostra capacità cognitive fuori dal comune.

La premessa è che un po’ tutti a destra hanno visto la famosa trasmissione su La7 “Non è l’Arena” dove il magistrato Di Matteo ha fatto luce sulla sua mancata nomina al DAP. Nonostante la destra intera abbia cercato per decine di anni di gettare fango su Di Matteo, mossi da una televisiva compassione, ritrovano un’inspiegabile empatia per il magistrato sulla quale costruiscono la tesi che esporrò di seguito.

Qualche anno dopo, a causa del COVID-19, scoppiano nelle carceri rivolte “finalizzate ad alimentare la discussione su indulti, amnistie e provvedimenti, che avrebbero potuto alleggerire il carcere” e quindi “l’ipotesi di una regia occulta è stata seguita da diverse Procure d’Italia”. Ne consegue che “il decreto cosiddetto ‘Cura Italia’ […] che prevede che la pena detentiva di 18 mesi […] sia eseguita presso il domicilio (legge Alfano sulla detenzione domiciliare del 2010, ndr) per fronteggiare l’emergenza Coronavirus”. Vorrà per caso dire che è stato proprio il ministro Bonafede ad aver fomentato le rivolte? Sarà sicuramente passato lui stesso ad infilare sotto le celle spranghe e pugnali.

Quindi, molti carcerati vengono rilasciati e, in barba alla storica indipendenza della magistratura, sappiamo ora che il Guardasigilli ha diritto di veto su chi entra e chi esce di galera.

Ma non è finita qui, perché la contestazione iniziale mette insieme il chiacchiericcio su “Non è l’Arena” e le scarcerazioni. Ossia (seguite bene perché non è facile), la destra accusa Bonafede di non aver messo Di Matteo al DAP così che allo scoppio del COVID-19 potesse liberare indisturbato i suoi amici mafiosi; ergo (tenetevi forte!), Bonafede sapeva già dal 2018 (anno della mancata nomina) che nel 2020 in Italia sarebbe scoppiata la pandemia. E se sapeva della pandemia, perché non ha avvisato prima?

Ma passiamo alla sfiducia dei radicali, che ho trovato essere di più facile lettura, data una migliore consistenza logica, seppur perversa.

Bonafede viene un po’ accusato di tutto ciò che ha fatto negli anni in cui ha ricoperto il ruolo di Ministro della Giustizia come la riforma della prescrizione e la spazzacorrotti; ma non solo, Bonafede viene accusato anche di ciò che non ha fatto, come ad esempio la mancata “proposta per la calendarizzazione in Parlamento del disegno di legge di riforma del processo penale” (che è stata sempre bloccata da Lega prima e PD dopo).

Come i destroidi anche la Bonino pecca d’ignoranza, col senso di ignorare l’indipendenza della magistratura, accusando Bonafede proprio della “manomissione dell’imparzialità della giustizia”.

Ma andiamo avanti: il mostro Bonafede è anche accusato di imporre “un’idea puramente afflittiva della pena e con un assoluto difetto di progettualità” e, come abbiamo assodato, è proprio il nostro Super Guardasigilli ad imporre le pene e non la magistratura; è, quindi, accusato di non avere progettualità rieducative, come, ad esempio, le scarcerazioni.

Chi oggi non avrà le idee chiare per quale motivo sfiduciare Bonafede avrà un’ampia possibilità di scelta che va dalle cose fatte alle cose non fatte, dalle carcerazioni alle scarcerazioni.

Intanto gli sciacalli odorano l’opportunità: c’è chi è stato artefice dell’attuale governo e se n’è distaccato per sbilanciarne gli equilibri o meglio per imporsi ad ago di quella bilancia che oggi potrebbe decidere il futuro dell’esecutivo. Lo sciacallo è un indesiderato opportunista che si insedia tra i banchi del governo ad elemosinare favori in cambio della vita.

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