Volta(i)re*

A pochi chilometri dalla cella che per Antonio Gramsci fu occasione di scrivere lettere commoventi e fondamentali, il dilagare del Covid-19 ha trasformato una piccola tipografia di campagna nella mia prigione personale. Sessanta giorni di isolamento, frammentati da doverose e patriottiche evasioni, in cui mi sono interrogato su come non sprecare il tempo immobilizzatosi in nome dei decreti presidenziali. La risposta inconscia o forse dettata da un’innata pigrizia è venuta da sé: scialacquare intere giornate litigando, affacciato all’unica finestra sul mondo che la pandemia ha reso disponibile, whatsapp, su politica, religione, cinema, cibo, equitazione suina, ravioli asiatici, sesso degli angeli. Con il risultato di trovarmi ogni sera una notifica cellulare che privatamente sputtanava come un terzo della mia giornata fosse volatizzato come neanche azioni della Banca Popolare di Bari, litigando per qualcosa di cui resterà traccia meno significante del passaggio di Enrico Letta alla Presidenza del Consiglio. Il mio Zadig nasce per questo, dare un senso alla meravigliosità urticante di punti di vista differenti  con cui spesso, a volte quotidianamente (talvolta più volte al giorno) mi sono scontrato nell’intimità superficiale e a breve memoria dei social network. Alcuni di loro, le controparti più ostinate e argute, contribuiranno a rendere questa pagina un luogo il più accattivante possibile. Agorà dove non mancheranno stimoli, riflessioni, irritazioni, e conoscendoci, scazzottate ai limiti della legalità. Ma è questo ciò che accade quando a confrontarsi (cioè darsene) è gente con formazione, idee, educazione, cultura, morale agli antipodi del sottoscritto.

Non è diversità libertà? Non è libertà bellezza?

*Si veda l’articolo introduttivo “Zadig: si parte

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